Dimmi che regalo fai e ti dirò chi sei

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Intervista su Fanpage

Natale tempo di regali. Esiste anche una psicologia del dono: ogni regalo che facciamo infatti racconta sempre qualcosa di noi. Ne abbiamo parlato con la psicologa Patrizia

Natale tempo di regali. La scelta di un regalo dice sempre qualcosa di noi, del rapporto che abbiamo con la persona a cui stiamo facendo un dono? 

Sicuramente sì la scelta del regalo dice chi siamo. Attraverso il regalo esprimiamo sicuramente quello chi siamo come anche quello di cui abbiamo bisogno e desideriamo personalmente, tanto che a volte regaliamo oggetti che in realtà vorremmo ricevere. Un regalo può essere impegnativo può manifestare la difficoltà per esempio di esporsi. Se siamo in generale molto sensibili al giudizio degli altri, di chi riceve il nostro regalo, e sentiamo molto il rischio di essere in qualche modo conosciuti riconosciuti e valutati in base alle scelte di regalo che facciamo.

Attraverso il regalo sicuramente esprimiamo il tipo di rapporto che abbiamo con la persona a cui dedichiamo il dono quanto la conosciamo e quanto siamo in sintonia con i suoi bisogni e desideri quindi sicuramente si

C’è chi sceglie di regalare un’esperienza anziché un dono materiale, come un weekend fuori, un massaggio, una giornata in una Spa.

Sì ultimamente sono abbastanza utilizzate le smart box che sono regali più focalizzati sull’esperienza che sull’oggetto è un po’ come dire alla persona di prendersi cura di sé e di prendersi uno spazio di relax, di rallentare un po’ nei ritmi e di volere in qualche modo essere partecipe dell’esperienza che si che si sollecita magari provando sia il piacere di averla regalata sia identificandosi con il piacere che proverà la persona nell’usufruire di quell’esperienza

Chi realizza il regalo a mano? Che messaggio trasmette?

Realizzare un regalo a mano significa sicuramente dedicare del tempo alla persona a cui il regalo è dedicato. Il regalo fatto a mano ha in genere una connotazione maggiormente affettiva, questo dedicare del tempo e fare le cose e con le proprie mani con la propria attività.
spesso è anche n modo per contenere le uscite economiche.

Chi invece sceglie un regalo freddo, un elettrodomestico, un dispositivo tecnologico?

Sicuramente chi sceglie questo tipo di elettrodomestici va molto sulla funzionalità sull’utilità di un regalo. Può avere ugualmente una connotazione molto affettiva se si conosce bene il destinatario e si sa che è un un oggetto di cui effettivamente ha bisogno.

Diversamente rappresenta comunque l’utilità del regalo e perciò espone meno la persona a eventuali valutazioni perché un elettrodomestico può sempre essere utile

Chi opta per un regalo intimo cosa vuole dire alla persona che lo riceverà?

Non so cosa si intende per regalo intimo se pensiamo a un capo intimo di abbigliamento questo sta a significare magari una certa confidenza e intimità con la persona a cui si rivolge il regalo o anche il desiderio di aumentare l’intimità con quella persona in questo caso non è detto che sia ricambiato, anzi potrebbe essere vissuto da chi lo riceve come un eccesso di vicinanza, un’invadenza, una mancanza di sintonia

Ma esiste il regalo perfetto?

In realtà no non esiste il regalo perfetto può essere perfetto per chi lo compra non necessariamente per chi lo riceve. In generale chi cerca il regalo perfetto sta indicare che si ha paura di deludere le aspettative. Se proprio vogliamo, può essere perfetto un regalo che tiene conto dell’effettivo desiderio/bisogno del destinatario. È il regalo fatto pensando a chi lo riceverà e non al valore generale di un oggetto o un’esperienza

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Coronavirus, i giovani sono i più fragili: occorre proiettarli verso il futuro

Coronavirus, i giovani sono i più fragili: occorre proiettarli verso il futuro

Le restrizioni attuali riattivano i vissuti legati alla prima ondata

Le restrizioni legate al Coronavirus nella sua seconda ondata, se pur meno drastiche rispetto a marzo e aprile, stimolano reazioni di sofferenza e insofferenza anche forti, perché vanno a riattivare i vissuti della prima ondata quando del tutto inaspettatamente ci si è visti privare dell’autonomia e della libertà di muoversi e stare con gli altri.

Non tutti hanno reagito male

In realtà non tutti hanno reagito in modo negativo alle restrizioni. Per molti la forzata inattività ha acquietato molte tensioni legate alle difficoltà di affrontare ogni giorno i propri compagni di classe per esempio, i sentimenti di inadeguatezza o di esclusionedi fronte ai colleghi di università o di lavoro. La pandemia ha legittimato molti evitamenti e indirettamente consentito di recuperare qualche punto nell’autostima (“non sono io che non riesco o non ce la faccio ad uscire, ad affrontare, ecc: è che non si può”), di godere di una sospensione del disagio.

Il futuro si fa più lontano

Soffre forse di più chi è più integrato nel suo ambiente, più adattato alle condizioni precedenti. Si parla molto del disorientamento, della paura per il futuro soprattutto negli adolescenti e nei giovani in generale, che cominciano ora ad avere un senso di futuro e questo si presenta già più lontano, meno raggiungibile.

La paura del contagio ha il suo peso ma quella immediatamente successiva è “la paura di non vedere la fine di questa deprivazione sociale”. Il non avere la giornata scandita dagli impegni scolastici crea un grande vuoto che la didattica a distanzacerto non riesce a riempire.

Meno male che ci sono i social!

In adolescenza e prima giovinezza, la socialità è molto per il completamento dell’identità personale, per l’integrazione del lavoro costruito fino a quel momento, è la “zattera” verso la relativizzazione delle figure genitoriali e lo svincolo dalla dipendenza da loro. La pandemia fa girare le cose al contrario: l’istinto spinge all’esplorazione, la pandemia costringe all’inattività.
Meno male che c’è Whatsapp! Meno male che c’è Instagram! Fino a un anno fa sembravano una maledizione, ora sembrano il contrario.

Che ricaduta avrà tutto questo nell’identità personale? Ne ritarderà il percorso aumentando il rischio e la percentuale di identità liquide, o al contrario, ricorrere a una socialità virtuale anticiperà la capacità di percepire il possibile oltre che il reale? Certo è presto per dirlo.

I giovani sono l’anello più fragile

Si parla molto oggi del disagio psicologico e non mancano consigli concreti su cosa fare o cosa evitare di fare, consigli a volte difficili da mettere in pratica. I nostri giovani sono l’anello più fragile per la ricaduta emotiva: non più bambini e non ancora adulti, non hanno ancora consolidato gli strumenti psicologici necessari.

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Attaccamenti a Scuola

Attaccamenti a Scuola

P. Mattioli, R.F. Di Marzo, M.R. Febbi e M. Martirani

Attaccamenti a Scuola

Il ruolo dello Psicologo nel delicato rapporto tra i protagonisti del percorso educativo

La scuola è il luogo dell’apprendimento e rappresenta, una parte importante del progetto educativo. A scuola si lavora per lo sviluppo delle potenzialità personali e collettive ed è importante costruire condizioni di benessere insieme ai suoi protagonisti. Genitori, figli, educatori e insegnanti devono conoscersi, familiarizzare e comprendersi per realizzare il progetto educativo comune. Il libro, dopo una parte introduttiva dedicata alle teorie di riferimento che guidano le autrici (J. Bowlby, V.F. Guidano, C. Rogers), è composto da cinque capitoli, ognuno dedicato ad un periodo scolastico, dal nido alla scuola superiore. L’opera, che è il racconto della scuola fatto dagli psicologi che ci lavorano, apre una finestra sul delicato rapporto tra scuola e famiglia. Per l’ampio spazio dedicato alle esperienze scolastiche di ogni ordine e grado e per la particolare attenzione posta sulle diverse fasi evolutive e sulla genitorialità può essere considerato una guida per i genitori e un valido riferimento per educatori e insegnanti, oltre a fornire spunti per progetti scolastici.

Attaccamenti a Scuola  – Alpes Italia – ISBN: 978886531-422-7- € 15,00

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Corso on Demand: Strumenti operativi per entrare e lavorare come psicologo nella scuola

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