I capricci più frequenti tra i bambini e come gestirli

I capricci più frequenti tra i bambini e come gestirli


Tre capricci frequenti nei bambini e come gestirli?

Sono molti i comportamenti dei bambini che chiamiamo capricci. Capricci diversi in età diverse. 

Più i bambini sono piccoli e più il capriccio assume la forma di reazione istintiva, incontrollata, di fronte alla richiesta di dover fare o interrompere un’attività.

Man a mano che il bambino cresce i capricci possono assumere una forma più regolata, grazie alle acquisite capacità linguistiche che lo aiutano a esprimere e gestire il proprio stato d’animo.

Tra i capricci più frequenti possiamo pensare a quelli che si manifestano al momento: 

  • di interrompere un’attività di gioco
  • al momento di andare all’asilo o a scuola
  • o al momento di andare a dormire

Alla base di quello che etichettiamo come capriccio in realtà c’è sempre un bisogno o un disagio, che preme per essere riconosciuto.

Tutti i capricci esprimono il dispiacere o la difficoltà che  il bambino vive in quel momento e la cosa migliore che si può fare è di mettersi nei suoi panni e cercare di vedere le cose dal suo punto di vista per capire quale è la difficoltà.

Un capriccio non rappresenta un dispetto contro il genitore ma comunica qualcosa.

Quando fa i capricci perché non vuole smettere di giocare, in effetti sta esprimendo il dispiacere per dover interrompere una cosa piacevole e quello che il genitore può fare è condividere e comprendere il dispiacere, accettandone l’espressione, pur rimanendo fermo nelle decisioni

Quando fa i capricci perché non vuole andare a scuola o a dormire il bambino sta esprimendo la difficoltà di separarsi, la paura e la tristezza di allontanarsi dalle persone care.

Ha allora soltanto bisogno di essere rassicurato, di saper che non è solo e che ha accanto adulti disposti ad ascoltare e aiutare.

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Farma party, gli adolescenti che si sballano con gli psicofarmaci rischiano gravi conseguenze

Farma party, gli adolescenti che si sballano con gli psicofarmaci rischiano gravi conseguenze

 

I ragazzi si procurano facilmente psicofarmaci senza prescrizione medica, direttamente a casa propria o a casa di amici: farmaci per dormire, farmaci per l’attenzione, per l’iperattività, per regolarizzare l’umore, per le diete o altro. Hanno imparato che le difficoltà di addormentamento, di attenzione, di gestione emotiva sono “malattie” che si risolvono con i farmaci.

Gli psicofarmaci e i farmaci, senza prescrizione medica, sono infatti le sostanze più utilizzata dai giovanissimi dopo alcol e cannabis. È quanto emerge da uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ifc). Un teenager su dieci usa i medicinali per divertimento, per sballarsi, per organizzare i cosiddetti Farma party: feste a base di farmaci in cui scambiarsi e ingerire casualmente farmaci, mettendo seriamente a rischio la propria salute. Le sostanze, condivise in un grande contenitore, vengono assunte in un miscuglio imprevedibile ed è proprio l’incognita dell’effetto che attrae.

L’adolescenza, lo sappiamo, è un periodo estremamente delicato, riconosciuto come quello più a rischio per lo sviluppo di comportamenti psicopatologici. Gli eccessi adolescenziali possono essere considerati come comportamenti fisiologici appartenenti alla fase di crescita, che nella maggior parte dei casi regredisce in maniera spontanea. Le trasformazioni fisiche e psicologiche che avvengono in questo periodo di vita di fatto favoriscono la spinta a sfuggire alla dipendenza degli anni precedenti attraverso atti di ribellione, indipendenza e affermazione decisionale, verso gli adulti di riferimento. Un atteggiamento che si fa forza dell’accettazione e del sostegno del gruppo dei coetanei.

L’adolescente, ancora immaturo, è alla ricerca di gratificazioni immediate, obiettivo che mette spesso in secondo piano la considerazione e la valutazione dei rischi e delle conseguenze dei propri comportamenti. Malessere esistenziale, bisogno di attenzione, bisogno di esplorazione e scoperta, bisogno di sfuggire alla frustrazione o alla noia, bisogno di appartenenza e di sentirsi parte di un gruppo sono alcuni dei detonatori possibili, in grado di innescare comportamenti in cui mettersi alla prova per superare i propri limiti, con il rischio ogni volta di perdere il controllo.

Solo una piccola parte degli adolescenti tende effettivamente a mettere in attocomportamenti a rischio, ma le conseguenze possono essere molto gravi. Alcuni studi stimano che in adolescenza avvenga il 35% di decessi in più rispetto al periodo di vita precedente. La famiglia ha il suo peso ma non solo, per questo è importante che si attivino tutti gli adulti che appartengono agli ambienti che i ragazzi frequentano: scuola, ambienti sportivi, altri ambienti

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La perdita di un gatto provoca sofferenza. Smettiamola di dire ‘è solo un animale’

La perdita di un gatto provoca sofferenza. Smettiamola di dire ‘è solo un animale’

Gatti, cani, altri piccoli animali, ci accompagnano per un periodo della vita e quando se ne vanno lasciano un vuoto enorme.

Qualche giorno fa è morto il mio gatto anziano. Un grande dispiacere. Una perdita che costringe a ripercorrere il tempo vissuto insieme. Quando Pallino è entrato nella nostra vita eravamo in vacanza in campeggio: marito, figlia piccola e io. Avevamo perso da poco una persona cara e un altro figlio non sembrava arrivare: c’era tutto lo spazio per un nuovo affetto, per un nuovo affetto peloso.

Un branco di gatti gironzolava per il camping nella speranza di trovare o ottenere cibo. Pallino, che aveva pochi mesi, ci ha scelti anche per la nostra compagnia.Saliva sulle gambe e ci si addormentava. Spesso tornando dal mare lo trovavamo a dormire su una delle nostre sedie. È venuto naturale portarlo con noi.

Era denutrito e pieno di pulci. Ce ne siamo presi cura e lui ci ha ricambiato con la sua presenza affettuosa e “graffiante”. Più di una volta siamo usciti “segnati” dal gioco con lui. Recuperate le forze è venuta fuori la sua natura di grande guerriero e cacciatore. Ci portava orgoglioso i suoi trofei e quando questi erano ancora vivi, un rondinino o una lucertola per dire i più frequenti, cercavamo di dare loro una seconda opportunità.

Ha sempre difeso con forza il suo e il nostro territorio. Autonomo e autosufficiente non ha mai voluto condividere con un altro gatto la sua casa e noi fino a un certo punto lo abbiamo assecondato. È rimasto con noi quasi 18 anni.Tanti, ci dicono, per un gatto che è sempre andato in giro, ha attraversato strade, affrontato pericoli e cattiverie umane.

È stato brutto vederlo spegnersi piano piano e dover essere noi a decidere il momento in cui la sua sofferenza era diventata eccessiva. Rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Gatti, cani, altri piccoli animali, ci accompagnano per un periodo della vita e quando se ne vanno lasciano un vuoto enorme.
Con loro si costruisce un vero e proprio attaccamento, un legame affettivo, durevole ed emotivamente significativo, come quello che si forma con un altro essere umano. Come quello caratterizzato da desiderio di vicinanza, ansia per la separazione, attivazione di comportamenti mirati a ristabilire il contatto, senso di sicurezza alla presenza dell’altro.

Lo affermano studi recenti sull’attaccamento: il ruolo degli animali è assimilabile a quello del bambino con il genitore. L’animale stimola comportamenti di accudimento da parte del padrone che se ne prende cura in tutto, come farebbe con un figlio. Chi si prende cura degli animali questo lo sa da sempre.

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La solitudine è un problema di molti giovani: iper connessi ma con un grande vuoto intorno

La solitudine è un problema di molti giovani: iper connessi ma con un grande vuoto intorno

Gli adolescenti hanno un rapporto “speciale” con la solitudine

A 18 anni non si può uscire con la propria madre, neanche se è l’unica persona disponibile in quel momento. Non lo può fare Potes il giovane cantante di Bari molto attivo e seguito sui social e non lo possono fare i ragazzi della sua età che hanno con la solitudine un rapporto “speciale”.

Potremmo dire che la solitudine è un problema di molti giovani di questa generazione che appaiono iper connessi e con un grande vuoto intorno, ma sarebbe una grossolana semplificazione di un tema che è molto presente in adolescenza perlomeno in quella delle ultime generazioni. La solitudine accompagna il percorso evolutivo dalla preadolescenza all’età adulta anche se è un tema molto “caldo” quasi una vergogna per un ragazzo.

Pensiamo a quanto sia importante far parte del gruppo dei “popolari” piuttosto che degli “sfigati” negli anni della scuola media: c’è chi si isola o viene isolato e chi si circonda sempre di compagni e non sta mai da solo. Ad aspetti di facciata opposti spesso corrispondono uguali sentimenti di solitudine

La solitudine è un sentimento tenuto nascosto, una debolezza da non mostrare e fa effetto il gesto di Potes che ammette la difficoltà di socializzare al netto della popolarità

Una popolarità che parte probabilmente dal lockdown quando la necessità di depotenziare un virus ha costretto molti ragazzi all’isolamento, isolamento che per definizione è una minaccia in adolescenza. 

Il perseguimento  dell’autonomia, il consolidamento dell’identità personale, la relativizzazione delle figure genitoriali, vengono perseguiti attraverso un graduale e costante allontanamento fisico e psicologico dalle famiglia. È un percorso che inevitabilmente stimola sentimenti di solitudine visto che ogni aumento dell’autonomia porta con sé un aumento del senso di solitudine. 

Per questo è importante il sostegno dei coetanei che durante il lockdown ha preso strade più virtuali, astratte che non sempre sono ritornate alla normalità alla fine del periodo di restrizioni.

All’impossibilità di sfuggire al ritorno all’indietro tra le mura famigliari ed evadere dalla coercizione ognuno ha reagito a suo modo. …..

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Dimmi che regalo fai e ti dirò chi sei

Dimmi che regalo fai e ti dirò chi sei


Intervista su Fanpage

Natale tempo di regali. Esiste anche una psicologia del dono: ogni regalo che facciamo infatti racconta sempre qualcosa di noi. Ne abbiamo parlato con la psicologa Patrizia

Natale tempo di regali. La scelta di un regalo dice sempre qualcosa di noi, del rapporto che abbiamo con la persona a cui stiamo facendo un dono? 

Sicuramente sì la scelta del regalo dice chi siamo. Attraverso il regalo esprimiamo sicuramente quello chi siamo come anche quello di cui abbiamo bisogno e desideriamo personalmente, tanto che a volte regaliamo oggetti che in realtà vorremmo ricevere. Un regalo può essere impegnativo può manifestare la difficoltà per esempio di esporsi. Se siamo in generale molto sensibili al giudizio degli altri, di chi riceve il nostro regalo, e sentiamo molto il rischio di essere in qualche modo conosciuti riconosciuti e valutati in base alle scelte di regalo che facciamo.

Attraverso il regalo sicuramente esprimiamo il tipo di rapporto che abbiamo con la persona a cui dedichiamo il dono quanto la conosciamo e quanto siamo in sintonia con i suoi bisogni e desideri quindi sicuramente si

C’è chi sceglie di regalare un’esperienza anziché un dono materiale, come un weekend fuori, un massaggio, una giornata in una Spa.

Sì ultimamente sono abbastanza utilizzate le smart box che sono regali più focalizzati sull’esperienza che sull’oggetto è un po’ come dire alla persona di prendersi cura di sé e di prendersi uno spazio di relax, di rallentare un po’ nei ritmi e di volere in qualche modo essere partecipe dell’esperienza che si che si sollecita magari provando sia il piacere di averla regalata sia identificandosi con il piacere che proverà la persona nell’usufruire di quell’esperienza

Chi realizza il regalo a mano? Che messaggio trasmette?

Realizzare un regalo a mano significa sicuramente dedicare del tempo alla persona a cui il regalo è dedicato. Il regalo fatto a mano ha in genere una connotazione maggiormente affettiva, questo dedicare del tempo e fare le cose e con le proprie mani con la propria attività.
spesso è anche n modo per contenere le uscite economiche.

Chi invece sceglie un regalo freddo, un elettrodomestico, un dispositivo tecnologico?

Sicuramente chi sceglie questo tipo di elettrodomestici va molto sulla funzionalità sull’utilità di un regalo. Può avere ugualmente una connotazione molto affettiva se si conosce bene il destinatario e si sa che è un un oggetto di cui effettivamente ha bisogno.

Diversamente rappresenta comunque l’utilità del regalo e perciò espone meno la persona a eventuali valutazioni perché un elettrodomestico può sempre essere utile

Chi opta per un regalo intimo cosa vuole dire alla persona che lo riceverà?

Non so cosa si intende per regalo intimo se pensiamo a un capo intimo di abbigliamento questo sta a significare magari una certa confidenza e intimità con la persona a cui si rivolge il regalo o anche il desiderio di aumentare l’intimità con quella persona in questo caso non è detto che sia ricambiato, anzi potrebbe essere vissuto da chi lo riceve come un eccesso di vicinanza, un’invadenza, una mancanza di sintonia

Ma esiste il regalo perfetto?

In realtà no non esiste il regalo perfetto può essere perfetto per chi lo compra non necessariamente per chi lo riceve. In generale chi cerca il regalo perfetto sta indicare che si ha paura di deludere le aspettative. Se proprio vogliamo, può essere perfetto un regalo che tiene conto dell’effettivo desiderio/bisogno del destinatario. È il regalo fatto pensando a chi lo riceverà e non al valore generale di un oggetto o un’esperienza

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