Le assenze e la reciprocità nelle relazioni scolastiche(I PARTE)

Le assenze e la reciprocità nelle relazioni scolastiche(I PARTE)

Perchè le assenze?

Un tema che accomuna molti insegnanti è l’insofferenza verso il modo in cui gli studenti affrontano i loro doveri scolastici, secondo loro lo fanno in maniera superficiale, immatura, insufficiente. L’insofferenza più marcata comincia da quello più concreto di essere o meno presenti a scuola, cioè dalle assenze.

Per gli insegnanti, gli studenti sono troppo spesso assenti, lamentano l’assenteismo come pratica molto diffusa e si rammaricano che questa consuetudine abbia inevitabilmente ripercussioni sul programma di lavoro al momento di introdurre argomenti nuovi o di verificare l’apprendimento.

Le giustificazioni degli studenti, dalle più banali a quelle più importanti, non riescono in genere a modificare una convinzione di fondo degli insegnanti e cioè che la vera ragione di tante assenze è l’immaturità, lo scarso impegno scolastico, la scarsa voglia di lavorare.

L’atteggiamento assenteista sarebbe rinforzato dall’appoggio dei genitori che troppo spesso, per lo meno secondo gli insegnanti, non aiutano i figli a prendersi le loro responsabilità, ma anzi li proteggono e li assecondando coprendo le loro assenze.

Le relazioni scolastiche, come tutte le relazioni, sono rapporti di reciprocità affettivo-emotiva, e tutto ciò che avviene all’interno di questa reciprocità, rappresenta la forma che assume in quel momento quella relazione, possiamo perciò considerare l’assenza scolastica come un indicatore dell’andamento della relazione tra insegnante, studente e genitore in un determinato momento.

L’argomento assenze viene più facilmente studiato allo scopo di controllare e contenere il fenomeno e meno per comprenderlo. L’informatizzazione dei controlli, il calcolo e la classificazione delle assenze, le lettere di richiamo alle famiglie, caratterizzano un approccio basato sull’idea che l’assenza sia illegittima e messa in pratica da pochi, mentre i dati statistici più recenti dicono che le assenze di oggi sono numerose, ricorrenti e messe in atto da sempre un maggior numero di studenti.

Quali sono le cause più comuni del comportamento assenteista?

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Uno Psicologo nella Scuola

Uno Psicologo nella Scuola

Uno Psicologo nella Scuola
Alpes Italia 2015Uno Psicologo nella Scuola
di Patrizia Mattioli
Editrice Alpes Italia
pp. 142 I° edizione Roma 2015
€ 13,00 ISBN 978886531-314-5
È uscito a gennaio il mio nuovo libro Uno Psicologo nella Scuola
E’ un libro che ho scritto per raccontare la scuola e l’esperienza di  venticinque anni di consulenza scolastica. Ė un libro che parla del lavoro dello psicologo, ma soprattutto è un libro che parla di scuola, dell’incontro di studenti adolescenti, insegnanti e genitori, delle dinamiche che si costruiscono, della difficoltà di trovare un linguaggio comune. È rivolto a tutti i protagonisti della scuola, ma soprattutto a genitori e insegnanti,. Attraverso le storie e le esperienze raccontate il libro vuole fornire strumenti utili ad avvicinarsi e comprendersi reciprocamente, oltre ad avvicinare e comprendere il complicato e delicato mondo scolastico adolescenziale.
La scuola è una rete di relazioni dove studenti, insegnanti e genitori si incontrano e incrociano i propri modi di essere. Da questo incontro nasce un significato comune che offre ad ognuno un’immagine di sé che non può più prescindere dagli altri, un’identità scolastica che definisce per ognuno il suo sentirsi o non sentirsi parte di quella comunità.
La Scuola è uno scorrere parallelo e simultaneo di momenti di vita che continuamente riverberano gli uni con gli altri creando contrasti che rappresentano allo stesso tempo momenti di crisi che possono diventare momenti di crescita .
Sono importanti le storie personali dei ragazzi, dei genitori, degli insegnanti perché è attraverso le storie che si riesce a comprendere la coerenza di una crisi ed è possibile trasformarla in crescita.

Il libro si compone di due parti. Nella prima parte vengono affrontati gli aspetti teorici sia per quanto riguarda le norme che regolano la presenza dello psicologo a scuola e il ruolo che ne emerge, sia per quanto riguarda l’approccio teorico di riferimento che guida chi scrive. Viene illustrato il modello cognitivista post razionalista e la sua applicazione alle dinamiche scolastiche, con una parentesi sui vissuti dei protagonisti della scuola e uno ampio spazio dedicato alla lettura post razionalista del percorso adolescenziale.
La seconda parte è dedicata alle diverse esperienze che la presenza a scuola consente allo psicologo: la consulenza, l’approccio alle emergenze relazionali, la formazione dei gruppi di tutor per l’Accoglienza, i sondaggi conoscitivi, gli incontri a tema e le giornate di approfondimento. Tutti gli spazi raccontano le strategie utilizzate e nello stesso tempo sono un pretesto per l’approfondimento di temi adolescenziali.

Il libro è disponibile su Amazon e su tutte le librerie online e ordinabile presso qualsiasi libreria

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Psicologia, se il panico inizia fra i banchi di scuola

Il Prof. Giorgi non è un cattivo insegnante, anzi, è più buono e disponibile di altri. Solo che è un po’ burbero, diretto. Gli studenti lo temono, soprattutto quelli del primo anno. Uno in particolare, che chiamerò Emanuele, ieri ha passato un brutto momento, si è lasciato prendere dal panico perché c’era una ragionevole probabilità di essere interrogato proprio da lui. Ha cominciato a sentire un grande peso al petto, a tremare, a non riuscire a stare in equilibrio in piedi. Un compagno lo ha accompagnato fuori dalla classe e si sono seduti sulle scale, io stavo salendo al piano superiore e mi sono fermata a parlarci un po’. Alle interrogazioni di solito Emanuele fa scena muta, per lo meno al liceo e non solo con questo insegnante. E non perché non abbia studiato, ma perché ha paura di sbagliare, di tirare fuori qualche sfondone che provoca le reazioni brusche dell’insegnante e le risate dei compagni.

Si era sentito nel panico con questo stesso insegnante i primi giorni di scuola. I problemi però non sono iniziati al liceo, anche prima alla scuola media, si agitava, ma non gli era mai successo di non rispondere a nessuna domanda.

A casa Emanuele studia da solo e non ripete la lezione a nessuno, sarebbe invece importante che lo studio fosse seguito da una prima verifica personale che, attraverso la ripetizione della lezione da preparare, diventa anche la simulazione dell’interrogazione con l’anticipazione delle reazioni emotive.

E’ importante per uno studente, arrivare a capire qual è il significato della sua intensa reazione emotiva e della difficoltà a contenerla e gestirla.

Che significa per Emanuele essere interrogato? Qual è il suo senso di autovalutazione? A quest’età è difficile distinguere tra se stessi e la prestazione scolastica, così un giudizio negativo sulla prestazione corrisponde ad un giudizio negativo su di sé come persona, e questo è coerente con il panico che prova.

Costruire un significato significa anche ricostruire una storia. Nella vita di Emanuele c’è un nonno autoritario e invadente, critico e intransigente, che assomiglia un po’ al professore temuto, è uno che ha sempre un motivo per criticare. Suo figlio, il padre di Emanuele, sembra riuscire a contenere poco la sua intrusività. Quando Emanuele sta con il nonno, non sa mai cosa si può aspettare.

Si può capire da dove nasce la sensibilità emotiva di Emanuele. Il passaggio alla scuola superiore poi fa il resto.

E’ importante che un ragazzo costruisca prima possibile una buona relazione con i nuovi compagni e con gli insegnanti. Come genitori possiamo sostenerli mentre costruiscono nuove amicizie e possiamo aiutarli a farsi conoscere e capire dai docenti. Agli insegnanti possiamo spiegare come (i nostri ragazzi) sono fatti. Possiamo favorire un contatto diretto, magari coinvolgendoli nei colloqui con gli insegnanti, soprattutto con i più temuti.

 

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Maturità, notti insonni prima degli esami. Soluzioni?

Maturità, notti insonni prima degli esami. Soluzioni?

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La scuola è finita, ma non per Giorgia che fa il quinto e quest’anno ha gli esami di maturità. La cosa la preoccupa non poco. E’ dall’inizio del liceo che pensa a questo momento e dall’inizio dell’anno scolastico il pensiero è diventato ossessivo, con tutti gli accessori di ansia, rigidità, insonnia, che se all’inizio dell’anno erano sporadici ora sono quotidiani. Si sveglia già stanca e le sue capacità di apprendere sono prossime allo zero, ricorda poco di quello che legge e deve tornare continuamente sullo stesso argomento.

L’esame di maturità è un passaggio importante che rimane impresso nella memoria per le forti emozioni che lo accompagnano e Giorgia lo conferma. Di solito prevale la paura: una grande preoccupazione per alcuni, una forte ansia per altri, panico per altri ancora.

Gli esami di maturità sono un vero banco di prova per la tenuta emotiva personale.

Una certa dose di ansia è fisiologica e necessaria per stimolare lo studio. Superata una certa soglia però non ha più la funzione di stimolo e si trasforma in ostacolo.

Quando succede, spesso è perché la prova reale e magari anche il suo significato simbolico di passaggio all’età adulta, sono percepiti come fuori dalla propria portata, irraggiungibili, con pochi strumenti per affrontarli. Oltre naturalmente al pensiero per ciò che si pensa di lasciare, e per gli scenari che si hanno per il futuro. L’esame si inserisce nello spazio tra una vita scolastica scandita da precisi ritmi quotidiani, fatti di compiti e interrogazioni, e qualcosa di meno ritmato e definito, un salto nel buio per chi non ha ancora le idee chiare.

Giorgia in verità uno scenario futuro ce l’ha, farà l’università perché vuole diventare insegnante. Il suo problema è forse quello di non essersi mai messa troppo alla prova: suo padre è molto protettivo e sua madre è molto ansiosa (all’epoca ha interrotto gli studi per evitare gli esami), non sa come aiutare la figlia, entra troppo in empatia con lei. Per Giorgia perciò già affrontare l’esame sarà un grande risultato. I suoi genitori possono sostenerla semplicemente standole vicino, magari cercando di tenere a bada le proprie preoccupazioni, il resto lo deve fare da sola.

In generale si può fare qualcosa per sostenere i ragazzi di fronte a queste prove, ma il più lo devono fare da soli.

Possiamo parlare con loro se ne hanno voglia e aiutarli a ridimensionare la portata, a tenere conto del percorso fatto finora e che la maturità se la sono già quasi conquistata. Magari non sottolineare l’irrazionalità della paura, la sanno riconoscere da soli, solo che se non sono in grado di contenerla, possiamo aiutarli a pensare al dopo, o a immaginare un dopo se ancora non lo hanno fatto, questo darà all’esame una dimensione più temporanea, più relativa.

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