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Tre capricci frequenti nei bambini e come gestirli?

Sono molti i comportamenti dei bambini che chiamiamo capricci. Capricci diversi in età diverse. 

Più i bambini sono piccoli e più il capriccio assume la forma di reazione istintiva, incontrollata, di fronte alla richiesta di dover fare o interrompere un’attività.

Man a mano che il bambino cresce i capricci possono assumere una forma più regolata, grazie alle acquisite capacità linguistiche che lo aiutano a esprimere e gestire il proprio stato d’animo.

Tra i capricci più frequenti possiamo pensare a quelli che si manifestano al momento: 

  • di interrompere un’attività di gioco
  • al momento di andare all’asilo o a scuola
  • o al momento di andare a dormire

Alla base di quello che etichettiamo come capriccio in realtà c’è sempre un bisogno o un disagio, che preme per essere riconosciuto.

Tutti i capricci esprimono il dispiacere o la difficoltà che  il bambino vive in quel momento e la cosa migliore che si può fare è di mettersi nei suoi panni e cercare di vedere le cose dal suo punto di vista per capire quale è la difficoltà.

Un capriccio non rappresenta un dispetto contro il genitore ma comunica qualcosa.

Quando fa i capricci perché non vuole smettere di giocare, in effetti sta esprimendo il dispiacere per dover interrompere una cosa piacevole e quello che il genitore può fare è condividere e comprendere il dispiacere, accettandone l’espressione, pur rimanendo fermo nelle decisioni

Quando fa i capricci perché non vuole andare a scuola o a dormire il bambino sta esprimendo la difficoltà di separarsi, la paura e la tristezza di allontanarsi dalle persone care.

Ha allora soltanto bisogno di essere rassicurato, di saper che non è solo e che ha accanto adulti disposti ad ascoltare e aiutare.

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