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Per gli adolescenti la casa dei genitori rimane sempre un importante punto di riferimento, e il sistema dell’attaccamento tornerà a riattivarsi in momenti di minaccia, malattia o stanchezza. L’adolescente deve liberarsi dagli attaccamenti genitoriali, entrare nella fase transizionale di attaccamento a un gruppo di coetanei, per arrivare alla costruzione di un legame di coppia nella vita adulta.
Per Bowlby il matrimonio, o il suo equivalente, è la manifestazione adulta dell’attaccamento, nel senso che questa relazione fornisce una base sicura al lavoro e all’esplorazione, e una protezione in caso di bisogno.
L’influenza inconsapevole del sistema di attaccamento attraverso i modelli interni costruiti con l’esperienza, ha una parte importante nella scelta del coniuge e dei tipi di relazione nel matrimonio.

Questa è in sintesi la teoria dell’attaccamento che Bowlby spiega in tre volumi (Attaccamento e perdita, 1969, 1973, 1980), pubblicati nell’arco di dodici anni.
Le idee di Bowlby non raccolgono inizialmente molti consensi tra i colleghi psicoanalisti che lo considerano poco più che un comportamentista: il considerare soltanto ciò che poteva essere osservato e misurato, in nome della scientificità, avrebbe penalizzato gli aspetti importanti della psicoanalisi, inoltre dare importanza all’ambiente (importanza peraltro convalidata poi dalle rivelazioni sulla quantità di violenze fisiche, sessuali e psicologiche che subiscono i bambini, spesso in famiglia), significava non considerare il mondo interno della fantasia che era alla base della teoria psicoanalitica.
Dato lo scarso riconoscimento Bowlby si allontanò dalla Società psicoanalitica, continuando a rimanerne membro, e continuò a seguire i propri interessi. La teoria dell’attaccamento venne a costituirsi come una disciplina a sé.
Secondo alcuni questo rappresentò una perdita sia per lui che per la psicoanalisi. A Bowlby viene contestato di avere considerato poco nel suo lavoro l’importanza della fantasia e del suo rapporto con la realtà esterna. La psicoanalisi d’altro canto, rifiutando l’impostazione scientifica che proponeva Bowlby, ha ritardato il proprio sviluppo sia sul piano teorico che sul piano clinico (Holmes, 1994).
La teoria dell’attaccamento, è stata accolta inizialmente soprattutto dalla psicoterapia cognitivista (in particolar modo quella italiana: Guidano-Liotti 1983) che l’ha integrata con la psicologia dello sviluppo cognitivo di Piaget e con la ricerca sperimentale in psicologia cognitiva per descrivere la costruzione dell’identità personale.
Il lavoro di Bowlby, ha comunque dato l’avvio ad una serie di ricerche empiriche sullo sviluppo del neonato e del bambino, che si sono rivelate estremamente fruttuose.
La teoria dell’attaccamento è considerata attualmente una delle più importanti innovazioni nel campo della psicologia generale, della psicoterapia e della psichiatria e grazie alle sue basi scientifiche ha finito col raccogliere l’interesse di settori della psicologia che avevano sempre lasciato in secondo piano lo studio delle relazioni significative nello sviluppo dell’individuo. Di fatto rappresenta oggi un collegamento tra scuole di pensiero, la psicoanalisi e il cognitivismo, che trovavano troppo distanti i propri presupposti teorici per comunicare tra loro.

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