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Storia della. Psicologia – Il Cognitivismo – (24)

Prima di proseguire va fatta qualche considerazione. Vediamo che si ripresentano nelle trattazioni cognitiviste i concetti di coscienza e inconscio che erano assenti invece nelle trattazioni comportamentiste. Secondo i comportamentisti il comportamento umano era il risultato di sequenze di stimolo-risposta che avvenivano indipendentemente dalla coscienza e di cui quest’ultima rappresentava un aspetto poco importante.
Gli psicologi cognitivi invece hanno cercato di capire come si sviluppa la coscienza, quali sono le sue funzioni e che relazione ha con l’inconscio nel regolare la condotta individuale. In questo senso anche per i cognitivisti (come per Freud), la coscienza rappresenta solo una piccola parte dei processi mentali che avvengono prevalentemente a livello inconscio.
Il concetto di inconscio cognitivo è però molto diverso da quello psicoanalitico. Non è il luogo del rimosso o delle pulsioni, ma una struttura complessa in cui vengono elaborate una grande quantità di informazioni. L’inaccessibilità alla coscienza non dipende da resistenze o meccanismi di difesa, ma dal fatto che i processi inconsci, rimanendo inaccessibili permettono alla coscienza di mantenere le sue funzioni che sono prevalentemente quelle di gestire i problemi creati dalle contingenze ambientali e mantenere la continuità storica dell’individuo attraverso l’identità personale.

Il lavoro di Guidano e Liotti diventa un punto di riferimento per i cognitivisti clinici per diversi anni. Successivamente i due autori svilupperanno punti di vista che li porteranno su strade diverse.
Alla fine degli anni Ottanta, Guidano sviluppa ulteriormente Guidano l’impostazione costruttivistica e chiamerà il suo approccio post-razionalista. Guidano afferma che l’uomo è essenzialmente un sistema chiuso che vive all’interno di una realtà del tutto personale di cui una parte importante è costituita dal proprio senso di identità personale. Ogni elaborazione di informazioni sia dall’esterno che dall’interno, è finalizzata al mantenimento di questa identità personale. Ovvero le strutture di significato personali sono più orientate a mantenere la propria stabilità interna che a cotruire una mappa dettagliata della realtà.
La maggior parte di questo lavoro si svolge all’interno del livello esplicito che deve risolvere due esigenze opposte: quella di essere coerente con il livello tacito quindi di fare in modo che le rappresentazioni mentali abbiano una corrispondenza per esempio con l’esperienza emotiva e quella di mantenere il più possibile stabile il proprio senso di identità personale.
Quando questo non avviene perché a livello tacito si verificano oscillazioni emotive particolarmente intense che non possono essere comprese sul piano esplicito come facenti parte di sé, queste vengono negate e percepite come qualcosa di estraneo (per esempio un attacco di panico) e il vissuto personale che ne deriva è di sofferenza.
Il compito della psicoterapia è secondo Guidano, quello di ricostruire le esperienze problematiche da diversi punti di vista per reintegrarle in una visione aggiornata della propria identità personale.
Un’applicazione del modello di Guidano alle dinamiche e alle relazioni familiari è stata fatta da M. Dodet, allievo di Guidano, il che ha consentito l’approccio alla terapia di coppia e di gruppo, fino a quel momento impensabili per la psicoterapia cognitivista.

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