Attaccamenti a Scuola – Presentazione del libro

Attaccamenti a Scuola – Presentazione del libro

P. Mattioli, R.F. Di Marzo, M.R. Febbi e M. Martirani

Attaccamenti a Scuola

Il ruolo dello Psicologo nel delicato rapporto tra i protagonisti del percorso educativo

Il libro sarà presentato il 18 ottobre alle ore 18,00

presso la Libreria Testaccio

Piazza Santa Maria Liberatrice, 26 – Roma

 

Saranno presenti:
Patrizia Mattioli, Federica Di Marzo, Maria Rosa Febbi

 

La scuola è il luogo dell’apprendimento e rappresenta, una parte importante del progetto educativo. A scuola si lavora per lo sviluppo delle potenzialità personali e collettive ed è importante costruire condizioni di benessere insieme ai suoi protagonisti. Genitori, figli, educatori e insegnanti devono conoscersi, familiarizzare e comprendersi per realizzare il progetto educativo comune. Il libro, dopo una parte introduttiva dedicata alle teorie di riferimento che guidano le autrici (J. Bowlby, V.F. Guidano, C. Rogers), è composto da cinque capitoli, ognuno dedicato ad un periodo scolastico, dal nido alla scuola superiore. L’opera, che è il racconto della scuola fatto dagli psicologi che ci lavorano, apre una finestra sul delicato rapporto tra scuola e famiglia. Per l’ampio spazio dedicato alle esperienze scolastiche di ogni ordine e grado e per la particolare attenzione posta sulle diverse fasi evolutive e sulla genitorialità può essere considerato una guida per i genitori e un valido riferimento per educatori e insegnanti, oltre a fornire spunti per progetti scolastici.

Attaccamenti a Scuola  – Alpes Italia – ISBN: 978886531-422-7- € 15,00

Le emozioni sono il termometro della nostra salute

Le emozioni sono il termometro della nostra salute

Le emozioni sono un indicatore del nostro equilibrio. La paura di soffrire, genera di solito più sofferenza di quella che riesce ad evitare.

Quando dico soffrire, mi riferisco alle emozioni, a quelle attivazioni che percepiamo come tristezza, paura, rabbia… A volte ci sembrano conseguenti a qualcosa, a un evento, a un pensiero, altre volte non sappiamo risalirne all’origine.

Nella psicoterapia buona parte del lavoro consiste proprio nell’aiutare la persona a ricollegare l’emozione che prova e che la fa soffrire, a ciò che l’ha originata.

Quando si parla di emozioni un atteggiamento diffuso è quello di considerarle come incidenti di percorso, ostacoli da eliminare. Tanto che quando salgono emozioni sgradevoli si fa fatica anche solo ad ammettere di provarle per non sentirsi troppo diversi.

Si sente dire: “ma tu sei un emotivo?” Dove emotivo sta per negativo, sbagliato, a dir poco inadeguato. In opposizione a controllato, razionale, giusto.
E’ come chiedere: “ma tu sei uno che respira?”.

Siamo tutti ‘emotivi’, non solo, l’emozione, anche sotto forma di sintomo, è un segnale importante , una spia del nostro equilibrio, un po’ come la spia della riserva della macchina.

Se un’emozione si accende e non ce lo aspettavamo, significa che sta accadendo qualcosa di importante, non necessariamente di negativo.

Questa, l’emozione, interrompe il corso dei nostri pensieri, interferisce con le nostre azioni e ri-orienta la nostra attenzione. Anche quella più sgradevole non è fine a se stessa ma porta un significato che dobbiamo arrivare a capire. Per capire dobbiamo però accettare e attraversare quell’emozione e magari provare a collegarla al particolare momento di vita che stiamo vivendo.

Chi ha paura dell’ascensore, tende a evitarlo, per evitare di provare paura (la paura della paura di cui dicevo sopra).
Comincerà a fare le scale a piedi anche se abita all’ottavo piano. Fin qui nessun problema, al più si tiene in forma.

Ma se il problema non sta nell’ascensore, ma nel significato che l’ascensore assume, in quanto luogo piccolo e stretto in cui non c’è possibilità di fuga per alcuni interminabili secondi, allora la paura si potrebbe dirigere verso altri luoghi che hanno le stesse caratteristiche in quanto situazioni che offrono scarse possibilità di fuga, per esempio la macchina.

Continuando ad evitare luoghi e situazioni si arriverebbe a restringere talmente tanto il proprio campo di azione da non potersi più muovere, paralizzati dalla paura.

Allora va bene evitare l’ascensore e i luoghi stretti ma solo per il tempo necessario a capire che cosa veramente si sta evitando, che cosa sta accadendo dentro.

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Questionario Assenze

Risultati

Totale studenti = 593
F = 300
M =293

1) Ti capita o ti è capitato di non avere voglia di andare a scuola?
A) Spesso
B) Qualche volta
C) Raramente
D) Mai
Non risponde = 1

2) Quando non hai voglia di andare a scuola come ti comporti? (Segna solo una voce)

A) Ci vai lo stesso: la scuola è un impegno che va rispettato
B) Ne parli con i tuoi genitori che ascoltano i tuoi motivi e ti permettono di stare a casa
C) Ne parli con i tuoi genitori che però ti mandano a scuola lo stesso
D) Non ne parli con i genitori tanto non capirebbero e vai a scuola anche se malvolentieri
E) Decidi di non andare a scuola senza dirlo ai tuoi genitori
Non risponde = 1

3) Quando non hai voglia di andare a scuola di solito è perché….?
(Scrivi l’ordine di importanza delle motivazioni elencate considerando 1=la più importante e
5= la meno importante
A) ….a scuola hai problemi con uno o più compagni di classe
B) …a scuola hai problemi con uno o più insegnanti
C) …non hai studiato e non puoi affrontare un compito o un’interrogazione
D) …hai studiato ma hai lo stesso paura di affrontare un compito o un’interrogazione
E) …andare a scuola non ti piace ma non hai ancora capito bene il perché
F) ha sonno
G) altro (deve studiare, alcune lezioni sono noiose, c’è sciopero….)

4) Se fai (o hai fatto) assenze senza dirlo ai tuoi genitori, come trascorri le ore in cui dovresti essere a scuola?

A) Giri senza una meta precisa
B) Ne approfitti per fare cose che normalmente non ti sono permesse
C) Torni a casa tanto i tuoi sono al lavoro
D) Mai fatto assenze senza dirlo ai genitori
E) Altro (studia, esce con gli amici, va a fare shopping, ecc..)
F) Non specifica
Non risponde = 8

5) In che momento di solito decidi di non andare a scuola? (Segna la voce prevalente)

A) Prima di uscire di casa”
B) Durante il tragitto per andare a scuola
C) Quando arrivi davanti a scuola
D) Il giorno prima
E) In ogni momento
F) Non ha mai fatto assenze
Non risponde = 28

 

6) Quando poi torni a casa…..

A) …dici la verità ai tuoi genitori

B) …dici una bugia ma li metti al corrente del fatto che non sei andato/a a scuola”
(per es. dici che sei arrivato tardi, oppure che a scuola c’era un’assemblea, oppure che c’era
sciopero, ecc…)
C) …non dici niente per paura delle loro reazioni (rabbia, stupore, indifferenza, delusione,..)
D) I genitori sono stati informati prima di fare l’assenza
E) Altro (fa quello che vuole, è autonomo e responsabile, non ha mai fatto assenze..)
Non risponde = 34

7) Se hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)
A) sollevato
B) sereno/a
C) onesto/a
D) responsabile
E) adeguato/a
F) scoperto/a
G) indifferente
H) in colpa

Non risponde = 93

8) Se non hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)

A)in colpa
B) bugiardo/a
C) disonesto/a
D) inadeguato/a
E) irresponsabile
F) tranquillo/a
G) determinato/a
H) indifferente
Non risponde = 155

9) Cosa dicono gli insegnanti delle tue assenze?

A) Non dicono niente perché le tue assenze sono nella norma
B) Ti hanno fatto notare che sei mancato/a in diverse occasioni
C) Ti hanno rimproverato perché hai fatto davvero troppe assenze
D) altro

Non risponde = 30

10) Come ti senti nei confronti degli insegnanti? (solo per chi ha risposto B o C alla domanda 9)
A) in colpa B) intimorito C)indifferente D) innocente E) tranquillo
F) altro

 
11) I tuoi genitori sono mai stati avvertiti delle tue assenze?
SI NO
Non risponde = 3

12) Se hai risposto sì, la comunicazione ai genitori…

A) …ti ha creato problemi con loro che non sapevano nulla e si sono arrabbiati
B) …è stata l’occasione per parlare con loro delle difficoltà che ti hanno allontanato
dalla scuola
C) …non ha cambiato nulla perché erano già informati sulle tue assenze
D) …ha cambiato il loro atteggiamento perché si sono resi conto che le assenze potevano danneggiarti
E) …non è successo niente perché non la hanno mai ricevuta

Dispersione scolastica, cosa fare per prevenirla

Dispersione scolastica, cosa fare per prevenirla

Scelta dell’indirizzo di studi e dispersione scolastica

Ricomincia la scuola e per molti è l’inizio di un nuovo ciclo di studi. Il passaggio a una scuola di grado superiore comporta sempre un certo livello di stress e richiede un periodo di assestamento. Non a caso, per favorire l’inserimento dei nuovi studenti, molte scuole hanno attivato negli ultimi anni programmi di accoglienza: i nuovi arrivati vengono accolti da compagni più grandi che li coinvolgono in attività ludiche strutturate, spiegano le regole della scuola, le aspettative degli insegnanti, fanno conoscere gli ambienti della scuola.

L’inserimento al liceo è un evento potenzialmente critico, in un periodo della vita considerato ad alto rischio. Alle attivazioni per il cambiamento si aggiunge anche la messa alla prova della scelta di indirizzo di studi. Molti ragazzi nel corso della terza media non manifestano ancora predisposizioni e preferenze definite, e al momento dell’iscrizione alla scuola superiore fanno scelte più legate all’amicizia, alla pressione genitoriale o, a volte, anche semplicemente alla comodità di una scuola per la sua vicinanza a casa.

In questi casi, è importante che l’inizio del nuovo corso scolastico sia monitorato e che eventuali difficoltà di rendimento non siano interpretate semplicemente come una mancanza di impegno da parte dello studente, ma analizzate, tra le altre cose, anche in relazione al grado di affinità con gli studi scelti.

La compatibilità con l’indirizzo di studi è uno degli elementi che concorrono alla costruzione di un buon percorso scolastico; si possono manifestare tante criticità che allontanato lo studente dalla scuola più o meno saltuariamente, fino ad arrivare alla dispersione scolastica, tema molto attuale oggi.

Come cercare di prevenire questa eventualità?

Monitorare l’impatto con la scuola, sia come genitori che come insegnanti, può essere utile per rendersi conto se c’è un problema: costruire prima possibile una rete di relazioni, e una buona comunicazione tra famiglia e scuola rappresenta un importante fattore di prevenzione.

In generale, la dispersione scolastica non è mai improvvisa, ma preceduta da periodi abbastanza lunghi, anche di qualche anno, in cui lo studente mette in atto comportamenti assenteisti sempre più marcati, con le più diverse giustificazioni.

Spesso, i genitori sono informati delle assenze dei figli. E’ importante che abbiano consapevolezza della natura delle loro assenze: quanto sono legate a singole situazioni contingenti (il ragazzo non è preparato per un’interrogazione o per un compito, oppure non si sente bene) e quanto impreparazione e malesseri si ripetono troppo spesso nel tempo, con assenze quindi più frequenti, e sono invece segnali di un disagio più profondo?

E’ importante che i genitori siano osservatori a distanza, che monitorino il rapporto del ragazzo con la scuola sia come qualità delle relazioni che costruisce con gli insegnanti e con i compagni, che come qualità dell’approccio allo studio; che abbiano un’idea di quale sia il livello di autostima e il sentimento di capacità personale che muove il loro ragazzo.

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