Le regole della comunicazione (2)

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La comunicazione patologica

Abbiamo visto (Le Regole della Comunicazione) che gli studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto hanno individuato alcune proprietà della comunicazione.  Queste proprietà agiscono indipendentemente dalla nostra consapevolezza. Se vengono rispettate danno luogo ad una comunicazione efficace al contrario la comunicazione risulta disturbata quando cerchiamo di evaderle. Vediamo come

Impossibilità di non-comunicare
Ogni volta che vogliamo evitare di impegnarci in una comunicazione, noi cercherermo di mettere in atto tentativi di non-comunicazione.
Mettiamo il caso di trovarci nella sala d’aspetto del dentista con un estraneo che per passare il tempo dell’attesa vuole parlare con noi mentre noi non ne abbiamo nessuna voglia. Non possiamo andarcene e non possiamo non-comunicare. Vediamo cosa possiamo fare:
– possiamo rifiutare la comunicazione facendo capire al nostro interlocutore che non vogliamo parlare con lui. Questo atteggiamento però potrebbe essere considerato maleducato e oltre a farci trovare in un pesante silenzio, non ci avrà evitato di parlare con quella persona;
– possiamo accettare la comunicazione rassegnandoci a comunicare, sperando che il nostro interlucutore si stanchi presto;
– possiamo squalificare la comunicazione rispondendo in modo vago,contraddicendoci, cambiando argomento, dicendo frasi insensate;
– infine possiamo comunicare attraverso il sintomo facendo finta di non avere capito, di avere sonno, di stare male, qualsiasi cosa che ci aiuti a giustificare la nostra impossibilità di comunicare. Quello che trasmettiamo in questo caso in effetti è: “mi piacerebbe parlare con lei ma non posso”. Anche il sintomo è una forma di comunicazione, è un messaggio non-verbale.

La struttura di livello della comunicazione (contenuto e relazione)
Molte difficoltà di comunicazione sono dovute alla confusione che facciamo tra aspetti di contenuto e aspetti di relazione di un problema.
Mentre cerchiamo di metterci d’accordo sul piano del contenuto, spesso il problema è sul piano della relazione. Al di là di ogni contenuto, ciò che comunichiamo in ogni messaggio è come ci vediamo noi rispetto alla persona con cui stiamo parlando: per esempio se ci vediamo come amici possiamo avanzare un invito a cui la persona in questione può rispondere in tre modi:
– può confermarlo per esempio acccettando l’invito;
– può rifiutarlo per esempio rifiutando l’invito
– può disconfermarlo per esempio ignorando l’invito. Immaginiamo un mondo in cui possiamo fare ciò che vogliamo ma dove nessuno si accorge di noi, perderemmo il nostro senso di identità molto presto. Che ciascuna parte di una comunicazione si accorga del punto di vista dell’altro è la condizione che consente un’interazione efficace e non disturbata.

La punteggiatura della sequenza di eventi
Se non si risolvono le discrepanze relative alla punteggiatura delle sequenze, la comunicazione arriverà ad un punto morto dove ci si lanciano reciprocamente accuse di cattiveria e pazzia.
Differenze nelle punteggiature si hanno normalmente quando nei casi in cui almeno uno dei due comunicanti è all’oscuro di alcuni fatti senza saperlo. Se lasciamo continuamente messaggi in segreteria ad una amica che non ci richiama (mettiamo che lei non sappia di avere la segreteria rotta) potremmo considerare questo come segnale di un suo disinteresse nei nostri confronti, lei d’altra parte potrebbe considerare che noi non teniamo a lei dal momento che non ci facciamo mai sentire. Da qui in poi potremmo entrambe decidere di allontanarci oppure cercare di contattarci per capire cosa è successo.
In questo caso un fatto esterno impedisce di punteggiare correttamente la sequenza di eventi. Più spesso capita di non conoscere le sequenze di pensiero dell’altro, il ragionamento che ha fatto per arrivare a quella conclusione e a quel comportamento che ci è sembrato offensivo.
In linea di massima non è corretto ritenere che un interlocutore abbia il nostro stesso grado di informazioni e che tragga le nostre stesse conclusioni, ma sembra un fatto inevitabile determinato dalla necessità di operare una selezione sui dati sensoriali a cui siamo sottoposti continuamente per impedire che i centri più elevati del cervello vengano sommersi dalle informazioni irrilevanti.
Alla base di molte incomprensioni c’è la convinzione profondamente radicata che esiste soltanto una realtà, la nostra, e che ogni opinione diversa dipenda dall’irrazionalità dell’altro o dalla sua mancanza di buona volontà. Si stabiliscono così dei circoli viziosi che non si possono interrompere a meno che la comunicazione stessa non diventa oggetto di comunicazione. Per fare questo però dobbiamo essere fuori dal circolo vizioso.
Nei casi in cui si presentano discrepanze sulla punteggiatura c’è conflitto su ciò che si considera la causa e su ciò che si considera l’effetto in un’interazione.
Questo ci porta al concetto di profezia che si autodetermina. Il dare una cosa per scontata equivale alla “profezia che si autodetermina”.E’ il comportamento che provoca negli altri una reazione alla quale quel dato comportamento sarebbe la risposta adeguata. Se per esempio una persona è convinta di non piacere a nessuno, tenderà a mettere in atto comportamenti sospettosi, difensivi o aggressivi ed è probabile che questi stimolino negli altri reazioni di antipatia che confermeranno la convinzione di fondo di non piacere a nessuno. L’aspetto importante di questa sequenza è che la persona in questione è convinta di reagire ai comportamenti degli altri e non di provocarli.

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Errori nella traduzione del materiale analogico in numerico
Tradurre un messagio analogico in numerico può comportare degli errori.
I messaggi analogici, come abbiamo visto, danno indicazioni sulla natura della relazione tra le persone che stanno comunicando, se ci sono controversie tra loro sul significato da dare ad un certo messaggio analogico, viene automaticamene fatta la traduzione numerica che consente di mantenere costante l’idea che preesistente su quella relazione.
Portare un dono è un esempio di comunicazione analogica che può essere interpretata in vario modo da chi lo riceve: come segno di affetto, come tentativo di corruzione, o di  ringraziamento o altro. Il mazzo di fiori inaspettato da parte del marito può essere interpretato dalla moglie gesto d’amore o come il tentativo di coprire una colpa inconfessabile.
Abbiamo detto che il linguaggio numerico è particolarmente adatto per comunicare a livello di contenuto e mentre quello analogico da indicazioni a livello di relazione. Nel tradurre il materiale analogico in numerico è necessario tradurre funzioni che mancano al modulo analogico, una di queste è la negazione. E’ semplice infatti trasmettere un messaggio analogico del tipo “ti aggredirò”, ma è estremamente difficile trasmettere “non ti aggredirò”. Quello che si verifica, paradossamente, è che nel tentativo di dimostrare di non avere l’intenzione di fare del male, stimoliamo reazioni di paura e di allontanamento che stimolano in noi disperazione(che rende ulteriormente necessario dimostrare che non vogliamo fare del male): la disperazione di essere respinti e di non poter dimostrare che non abbiamo intenzione di fare del male.
Il modo migliore per segnalare una negazione sembra che sia quello di proporre l’azione che si vuole negare senza poi portarla a termine, come fanno anche gli animali.

Patologie dell’interazione simmetrica e complementare
Nella comunicazione la simmetria e la complementarietà non sono in se stesse “buone” o “cattive”, sono soltanto le due categorie fondamentali in cui si possono dividere gli scambi della comunicazione ed hanno entrambe la stessa importanza. In una relazione sana è necessaria la presenza di entrambe. Nelle relazioni simmetriche è sempre presente il pericolo della competitività. La patologia dell’interazione simmetrica è quindi caratterizzata da uno stato più o meno aperto di guerra. Quando i partner di una relazione simmetrica arrivano alla rottura, è perché uno dei due arriva a rifiutare l’altro. Nelle relazioni complementari la patologia equivale a disconferme del sé dell’altro piuttosto che a rifiuti.

Le regole della comunicazione. (1)

Paul Watzlawick

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Gli assiomi della comunicazione

Secondo gli studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto comportamento e  comunicazione sono sinonimi. Tutto il comportamento, non solo le parole, i loro significati e le loro configurazioni, è comunicazione e tutte le comunicazioni influenzano il comportamento.

Secondo gli studiosi di questo modello teorico di riferimento, detto  pragmatico-ralazionale, si possono focalizzare alcune proprietà della comunicazione che hanno implicazioni fondamentali sul piano interpersonale:
1) l’impossibilità di non-comunicare;
2) i livelli comunicativi di contenuto e di relazione;
3) la punteggiatura della sequenza di eventi;
4) la comunicazione numerica e analogica;
5) l’interazione complementare e simmetrica.

1) L’impossibilità di non-comunicare
Tutti i comportamenti che si manifestano durante le interazioni tra due o più persone ha valore di messaggio, è una comunicazione. Il comportamento non ha un suo opposto, non esiste qualcosa che sia un non-comportamento, ne consegue che non si può non-comunicare.
L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri a loro volta non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro.
Due persone che salgono insieme in ascensore e durante il tragitto guardano fisso nel vuoto, si stanno comunicando il desiderio di non comunicare. Lo studente che se ne sta per conto suo in classe durante la ricreazione sta comunicando che non vuole parlare con nessuno e i suoi compagni in genere recepiscono il messaggio e lo lasciano stare. I messaggi inviati non corrispondono necessariamente ai messaggi ricevuti.

2) I livelli comunicativi di contenuto e di relazione
Ogni comunicazione comporta un impegno e definisce la relazione tra i comunicanti, contiene cioè due aspetti: un aspetto relativo al contenuto, cioè il significato dell’informazione contenuta in un messaggio, e un aspetto relativo alla relazione, cioè al modo in cui si deve assumere la comunicazione. E’ diverso per esempio dire “vi prego di fare silenzio per consentire il proseguimento della lezione” da “fate silenzio e seguite la lezione”. Anche se hanno più o meno lo stesso contenuto, le due frasi definiscono relazioni docente/allievi molto diverse tra loro. Questo aspetto della comunicazione è in genere meno consapevole.
Si ritiene che l’aspetto di contenuto e l’aspetto di relazione siano indirettamente proporzionali: più una relazione è spontanea sana, più l’aspetto relazionale della comunicazione rimane sullo sfondo e, al contrario più una relazione è disturbata più è caratterizzata da conflitti continui per definire la natura della relazione e l’aspetto di contenuto diventa sempre meno importante.

3) La punteggiatura della sequenza di eventi
Un’altro principio della comunicazione riguarda la relazione tra i comunicanti, quella che è stata definita la punteggiatura della sequenza di eventi. Si tratta di rapporti diciamo di causa-effetto, su cui le persone coinvolte in una sequenza comunicativa possono concordare o meno, secondo questi ad ognuno dei partecipanti sembrerà di rispondere ad una provocazione dell’altro e viceversa.
Tali modelli diventano poi regole contingenti che concernono lo scambio di rinforzo. Non è importante stabilire se la punteggiatura della sequenza di comunicazione sia buona o cattiva, ma sapere che essa organizza gli eventi comportamentali ed è quindi vitale per le relazioni  in corso.
Per es. generalmente diamo il nome di leader a una persona che si comporta in un certo modo in un gruppo e chiamiamo seguace un’altra persona che si comporta nel modo opposto anche se è difficile dire quale dei due abbia iniziato per primo o quale sarebbe la posizione dell’uno se non ci fosse l’altro.
Molti conflitti di relazione sono dovuti al disaccordo su come punteggiare la sequenza di eventi. Prendiamo un insegnante e uno studente che hanno un problema di cui ciascuno ha la sua parte di responsabilità: lo studente affrontando lo studio in maniera insufficiente, l’insegnante comportandosi in maniera severa e criticando. Se spiegano il perché della loro condotta, lo studente afferma che non ha voglia di studiare perché l’insegnante ormai lo ha preso di mira e lo ha etichettato come svogliato, qualsiasi impegno scolastico sarebbe valutato in maniera insufficiente, l’insegnante invece considera questa spiegazione come una deformazione di ciò che succede realmente dal momento che lei si è fatta un’opinione negativa del ragazzo perché lui non ha voglia di studiare e critica lo studente per il suo scarso impegno.

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4) La comunicazione numerica e analogica
Nella comunicazione umana possiamo fare riferimento agli oggetti in due modi: o rappresentarli con un’immagine, o dar loro un nome. Questi due modi di comunicare sono equivalenti ai concetti di analogico (l’immagine) e di numerico (la parola). Il rapporto tra nome e cosa nominata è un rapporto arbitrario, una convenzione semantica della lingua, senza alcuna ragione particolare per cui una determinata parola, per es. la parola gatto, denoti un particolare animale.
Nella comunicazione analogica c’è invece qualcosa che è specificamente simile all’oggetto in questione. Essendo molto più antica, ha un valore più ampio rispetto alla comunicazione numerica più recente astratta.
La comunicazione analogica è qualsiasi comunicazione non-verbale: le posizioni e i movimenti del corpo, i gesti, l’espressione del viso, le inflessioni della voce, come anche i segni di comunicazione presenti nel contesto in cui ha luogo un’interazione.
L’uomo sembra l’unico organismo che utilizza modalità analogiche e numeriche di comunicazione. Il linguaggio numerico ha persmesso lo scambio di informazioni e la trasmissione di conoscenza nel corso del tempo, che altrimenti non sarebbero state possibili. C’è un settore però in cui contiamo quasi esclusivamente sulla comunicazione analogica ed è quello della relazione. Qui il linguaggio è pressoché privo di significato: si può dire qualsiasi cosa con le parole, ma è difficile sostenerla sul piano analogico se è una bugia.
Abbiamo detto che ogni comunicazione ha un piano di contenuto e uno di relazione e che nelle relazioni equilibrate e spontanee i due piani coesistono e sono reciprocamente complementari in ogni messaggio. L’aspetto di contenuto ha più probabilità di essere trasmesso con un modulo numerico, e quello di relazione con un modulo analogico.
L’uomo deve combinare questi due linguaggi (come trasmettitore e come ricevitore) e continuamente tradurre dall’uno all’altro, il che comporta inevitabilmente degli errori.

5) L’interazione complementare e simmetrica
Le relazioni tra individui possono essere basate sull’uguaglianza o sulla differenza. Nel caso dell’uguaglianza, gli individui che interagiscono tendono a rispecchiarsi l’uno nel comportamento dell’altro e danno luogo ad un’interazione simmetrica. Nel caso della differenza il comportamento di un partner completa quello dell’altro e costituisce un tipo diverso di Gestalt (forma) comportamentale, si avrà allora un’interazione complementare. Nella relazione complementare si hanno due diverse posizioni: una posizione superiore, primaria che viene chiamata one-up e la corrispondente inferiore, secondaria, chiamata one-down.. Questi termini non implicano una valutazione come buono, cattivo, forte o debole, semplicemente definiscono il tipo di relazione che si può creare tra due individui. La relazione tra due studenti è una relazione simmetrica, la relazione insegnante-allievo è una relazione complementare. In una relazione, due diversi comportamenti che si sono adattati ai rispettivi ruoli, sono interdipendenti, cioè si richiamano a vicenda. Un individuo non impone ad un altro una relazione complementare, ma piuttosto ognuno di loro si comporta in un modo che presuppone il comportamento dell’altro e nello stesso tempo gliene fornisce le ragioni.
Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

In sintesi: l’impossibilità di non comunicare rende comunicativa qualsiasi situazione interpersonale. La comunicazione che ne risulta avviene a un duplice livello: di contenuto e di relazione; e con un duplice linguaggio: numerico e analogico che deve essere continuamente tradotto. Durante l’interazione, che può essere caratterizzata dall’uguaglianza o dalla differenza, i partecipanti avranno l’impressione di reagire alle azioni dell’altro e/o di provocarle.