Questionario Assenze

Risultati

Totale studenti = 593
F = 300
M =293

1) Ti capita o ti è capitato di non avere voglia di andare a scuola?
A) Spesso
B) Qualche volta
C) Raramente
D) Mai
Non risponde = 1

2) Quando non hai voglia di andare a scuola come ti comporti? (Segna solo una voce)

A) Ci vai lo stesso: la scuola è un impegno che va rispettato
B) Ne parli con i tuoi genitori che ascoltano i tuoi motivi e ti permettono di stare a casa
C) Ne parli con i tuoi genitori che però ti mandano a scuola lo stesso
D) Non ne parli con i genitori tanto non capirebbero e vai a scuola anche se malvolentieri
E) Decidi di non andare a scuola senza dirlo ai tuoi genitori
Non risponde = 1

3) Quando non hai voglia di andare a scuola di solito è perché….?
(Scrivi l’ordine di importanza delle motivazioni elencate considerando 1=la più importante e
5= la meno importante
A) ….a scuola hai problemi con uno o più compagni di classe
B) …a scuola hai problemi con uno o più insegnanti
C) …non hai studiato e non puoi affrontare un compito o un’interrogazione
D) …hai studiato ma hai lo stesso paura di affrontare un compito o un’interrogazione
E) …andare a scuola non ti piace ma non hai ancora capito bene il perché
F) ha sonno
G) altro (deve studiare, alcune lezioni sono noiose, c’è sciopero….)

4) Se fai (o hai fatto) assenze senza dirlo ai tuoi genitori, come trascorri le ore in cui dovresti essere a scuola?

A) Giri senza una meta precisa
B) Ne approfitti per fare cose che normalmente non ti sono permesse
C) Torni a casa tanto i tuoi sono al lavoro
D) Mai fatto assenze senza dirlo ai genitori
E) Altro (studia, esce con gli amici, va a fare shopping, ecc..)
F) Non specifica
Non risponde = 8

5) In che momento di solito decidi di non andare a scuola? (Segna la voce prevalente)

A) Prima di uscire di casa”
B) Durante il tragitto per andare a scuola
C) Quando arrivi davanti a scuola
D) Il giorno prima
E) In ogni momento
F) Non ha mai fatto assenze
Non risponde = 28

 

6) Quando poi torni a casa…..

A) …dici la verità ai tuoi genitori

B) …dici una bugia ma li metti al corrente del fatto che non sei andato/a a scuola”
(per es. dici che sei arrivato tardi, oppure che a scuola c’era un’assemblea, oppure che c’era
sciopero, ecc…)
C) …non dici niente per paura delle loro reazioni (rabbia, stupore, indifferenza, delusione,..)
D) I genitori sono stati informati prima di fare l’assenza
E) Altro (fa quello che vuole, è autonomo e responsabile, non ha mai fatto assenze..)
Non risponde = 34

7) Se hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)
A) sollevato
B) sereno/a
C) onesto/a
D) responsabile
E) adeguato/a
F) scoperto/a
G) indifferente
H) in colpa

Non risponde = 93

8) Se non hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)

A)in colpa
B) bugiardo/a
C) disonesto/a
D) inadeguato/a
E) irresponsabile
F) tranquillo/a
G) determinato/a
H) indifferente
Non risponde = 155

9) Cosa dicono gli insegnanti delle tue assenze?

A) Non dicono niente perché le tue assenze sono nella norma
B) Ti hanno fatto notare che sei mancato/a in diverse occasioni
C) Ti hanno rimproverato perché hai fatto davvero troppe assenze
D) altro

Non risponde = 30

10) Come ti senti nei confronti degli insegnanti? (solo per chi ha risposto B o C alla domanda 9)
A) in colpa B) intimorito C)indifferente D) innocente E) tranquillo
F) altro

 
11) I tuoi genitori sono mai stati avvertiti delle tue assenze?
SI NO
Non risponde = 3

12) Se hai risposto sì, la comunicazione ai genitori…

A) …ti ha creato problemi con loro che non sapevano nulla e si sono arrabbiati
B) …è stata l’occasione per parlare con loro delle difficoltà che ti hanno allontanato
dalla scuola
C) …non ha cambiato nulla perché erano già informati sulle tue assenze
D) …ha cambiato il loro atteggiamento perché si sono resi conto che le assenze potevano danneggiarti
E) …non è successo niente perché non la hanno mai ricevuta

Dispersione scolastica, cosa fare per prevenirla

Dispersione scolastica, cosa fare per prevenirla

Scelta dell’indirizzo di studi e dispersione scolastica

Ricomincia la scuola e per molti è l’inizio di un nuovo ciclo di studi. Il passaggio a una scuola di grado superiore comporta sempre un certo livello di stress e richiede un periodo di assestamento. Non a caso, per favorire l’inserimento dei nuovi studenti, molte scuole hanno attivato negli ultimi anni programmi di accoglienza: i nuovi arrivati vengono accolti da compagni più grandi che li coinvolgono in attività ludiche strutturate, spiegano le regole della scuola, le aspettative degli insegnanti, fanno conoscere gli ambienti della scuola.

L’inserimento al liceo è un evento potenzialmente critico, in un periodo della vita considerato ad alto rischio. Alle attivazioni per il cambiamento si aggiunge anche la messa alla prova della scelta di indirizzo di studi. Molti ragazzi nel corso della terza media non manifestano ancora predisposizioni e preferenze definite, e al momento dell’iscrizione alla scuola superiore fanno scelte più legate all’amicizia, alla pressione genitoriale o, a volte, anche semplicemente alla comodità di una scuola per la sua vicinanza a casa.

In questi casi, è importante che l’inizio del nuovo corso scolastico sia monitorato e che eventuali difficoltà di rendimento non siano interpretate semplicemente come una mancanza di impegno da parte dello studente, ma analizzate, tra le altre cose, anche in relazione al grado di affinità con gli studi scelti.

La compatibilità con l’indirizzo di studi è uno degli elementi che concorrono alla costruzione di un buon percorso scolastico; si possono manifestare tante criticità che allontanato lo studente dalla scuola più o meno saltuariamente, fino ad arrivare alla dispersione scolastica, tema molto attuale oggi.

Come cercare di prevenire questa eventualità?

Monitorare l’impatto con la scuola, sia come genitori che come insegnanti, può essere utile per rendersi conto se c’è un problema: costruire prima possibile una rete di relazioni, e una buona comunicazione tra famiglia e scuola rappresenta un importante fattore di prevenzione.

In generale, la dispersione scolastica non è mai improvvisa, ma preceduta da periodi abbastanza lunghi, anche di qualche anno, in cui lo studente mette in atto comportamenti assenteisti sempre più marcati, con le più diverse giustificazioni.

Spesso, i genitori sono informati delle assenze dei figli. E’ importante che abbiano consapevolezza della natura delle loro assenze: quanto sono legate a singole situazioni contingenti (il ragazzo non è preparato per un’interrogazione o per un compito, oppure non si sente bene) e quanto impreparazione e malesseri si ripetono troppo spesso nel tempo, con assenze quindi più frequenti, e sono invece segnali di un disagio più profondo?

E’ importante che i genitori siano osservatori a distanza, che monitorino il rapporto del ragazzo con la scuola sia come qualità delle relazioni che costruisce con gli insegnanti e con i compagni, che come qualità dell’approccio allo studio; che abbiano un’idea di quale sia il livello di autostima e il sentimento di capacità personale che muove il loro ragazzo.

leggi tutto il post su Il Fatto Quotidiano

Guidare è un test per il nostro equilibrio psichico

Guidare è un test per il nostro equilibrio psichico

Perchè siamo così suscettibili alla guida?

Nelle scorse settimane si sono verificati più casi di cronaca legati al traffico e al (non) rispetto delle regole della circolazione. La tragedia più recente, il 10 luglio, è stata quella dei due fidanzati travolti dal guidatore ubriaco di un furgone, lanciatosi in un inseguimento a seguito di un diverbio. Una ragazza di 27 anni è morta sul colpo, il compagno, di 29, è gravissimo.

Va detto – per cercare di comprendere qualcosa di più di questa terribile vicenda – che alla guida tendiamo, forse un po’ tutti, a essere più risoluti: sono in gioco il rispetto delle regole stradali, ma soprattutto la considerazione che abbiamo di noi stessi.

Essere all’interno di un mezzo ci fa sentire evidentemente più protetti e quindi più liberi di parlare, più determinati nell’esprimere anche con insulti, parolacce e gesti volgari, lo stato d’animo del momento e il personale punto di vista su chi ci sta di fronte. L’automobile, con la sua struttura solida, modifica la percezione che abbiamo di noi stessi e con questa il senso delle cose che possiamo o non possiamo permetterci con gli altri mentre siamo alla guida. La macchina protegge come un’armatura e anche la persona più mite ed educata, facendole tirare fuori la parte più prepotente di sé. Lo stesso vale su due ruote: ci si può sentire più vulnerabili, ma con il senso di potersi defilare facilmente da situazioni critiche, zigzagando nel traffico.
Se un confronto tra automobilisti avviene in un momento in cui uno o entrambi gli interlocutori sono già in tensione per altre questioni personali, le cose possono diventare difficili e si può passare velocemente dal confronto al contrasto, fino allo scontro.

Ognuno ha un modo personale di elaborare l’esperienza. Lo scambio di insulti può rappresentare ed essere vissuto come una sopraffazione e sollecitare un vissuto di inferiorità, o essere interpretato come una valutazione negativa e stimolare sentimenti di inadeguatezza o di indegnità o altro. In tutti i casi se i sentimenti negativi che ne derivano vengono totalmente attribuiti all’episodio in corso e a se stessi in quel frangente, ne può risultare una brusca caduta dell’umore. Se invece viene attribuito totalmente all’esterno, nel nostro caso alla persona che ci ha tagliato la strada, rubato il parcheggio o altro, allora è probabile che emergano reazioni emotive di rabbia che, in mancanza di freni inibitori, vuoi per cause naturali (incapacità personale a contenere le emergenze emotive), vuoi per cause indotte (assunzione di alcool per esempio), si può trasformare in quello che viene chiamato “un agito”, cioè la messa in atto di un comportamento istintivo, automatico contro l’altro, che non è più visto come una persona, ma come un nemico da abbattere per riscattare l’orgoglio ferito o l’autostima minacciata e affermare la propria giustizia.
Quando cerchiamo di dare una spiegazione ai comportamenti umani sono molte le variabili che vanno considerate. Non sempre le nostre reazioni sono identiche, anzi, possono cambiare al variare del contesto e dello stato d’animo in corso.

leggi tutto il post su Il Fatto Quotidiano

Videogiochi, dare significato alla dipendenza

Videogiochi, dare significato alla dipendenza

Lo smartphone, i videogiochi e la tecnologia, sono oggi parte integrante della nostra quotidianità e di quella dei nostri ragazzi: li divertono e li coinvolgono, tanto quanto preoccupano i loro genitori. Da più parti si alzano grida di allarme sui rischi legati all’utilizzo sfrenato di strumenti digitali e sono frequenti le richieste di consulenza su questo argomento.

Il papà di Alberto, secondo liceo, chiede un colloquio perché è preoccupato per suo figlio: da due mesi il suo rendimento scolastico è crollato e Alberto sembra aver perso la motivazione alla scuola, da alcuni giorni si rifiuta addirittura di andarci. E’ tutta colpa dei videogiochi secondo il padre, ultimamente si è appassionato a questa attività va con il cellulare in rete e ci sta per ore, trascurando tutto il resto.

La mamma di Riccardo, primo liceo, è molto preoccupata le sembra che suo figlio abbia un rapporto morboso con i giochi elettronici. Riccardo è un ragazzo tranquillo, un po’ chiuso, lei lo riprende quando gioca troppo, lui si ritira in se stesso, a volte piange.

Da qualche mese ha problemi a scuola. Hanno provato a togliere la consolle per eliminare una distrazione dall’impegno scolastico, ma il risultato non è stato positivo e Riccardo ha avuto una brusca caduta dell’umore.

Hanno mantenuto ugualmente il punto fino al miglioramento scolastico e gli hanno restituito il videogioco, di nuovo si è verificata un’immersione morbosa nel gioco e un nuovo peggioramento scolastico. L’hanno tolta di nuovo, altra caduta dell’umore.

Il padre di Pietro, secondo liceo, è preoccupato perché il ragazzo nell’ultimo anno ha avuto un forte calo nel rendimento scolastico e un marcato ritiro sociale, sembra poco interessato agli amici reali, e molto a suo agio con gli amici virtuali, rimane volentieri a casa a giocare in rete.

Non gli sembra neanche suo figlio che era sempre pronto ad uscire. Secondo lui dipende dal videogioco.

E’ facile attribuire ai videogiochi, alla tecnologia e alla rete i problemi che si osservano nei ragazzi. I genitori più diffidenti non hanno un’idea di cosa essi facciano mentre sono concentrati sul cellulare, o sulla consolle e tendono a giudicare il tutto come un’unica attività e dannosa.

Nello smartphone, per dirne uno, c’è tutto: la radio, la televisione, la rete, i libri, i video e tutti gli spazi social in cui possono incontrare gli amici e chattare con loro.

Il cellulare è ritenuto oggi uno strumento utile anche ai fini didattici, molti insegnanti invitano gli alunni a visitare siti o pagine tematiche in classe, durante la lezione; a casa spesso lo consultano mentre fanno i compiti per ricercare materiali, fare traduzioni, ecc…

Certi genitori “più moderni” hanno invece con la tecnologia lo stesso rapporto che rimproverano ai figli, e sembrano poco attendibili quando li biasimano perché trascorrono troppo tempo in rete.

E’ importante trovare il tempo giusto da dedicare al digitale e aiutare i figli a regolarsi, ma è anche importante capire quale è il motivo quando questo risulta difficile da mettere in pratica.

Alberto, Riccardo e Pietro, presentano comportamenti simili, tutti sono molto assorbiti dal gioco che diventa la causa di tutto. Spesso però le cose sono più complesse e il videogioco più che la causa, è la forma che assume il disagio, il sintomo di un problema più ampio e come tale può essere una porta di accesso per la comprensione di ciò che ne sta alla base.

Non si nega che un’immersione massiccia nel gioco può avere ripercussioni negative, ma per fare interventi costruttivi è importante comprenderne il significato che assume per il giocatore, soffermarsi sugli aspetti positivi dell’utilizzo del videogioco.

Alberto ha rapporti insoddisfacenti con i compagni di classe. Mentre parliamo il genitore riconosce che le cose sono peggiorate quando Alberto ha vissuto una delusione, uno dei compagni con cui era entrato più in confidenza, ha poi raccontato i fatti suoi agli altri, ad Alberto è sembrato un tradimento.

In un secondo momento ottengo altre informazioni dagli insegnanti: Alberto nello stesso periodo ha avuto anche contrasti con due ragazzi del quarto anno. Forse è successo anche qualche cosa in famiglia, ma il padre non ricorda.

Nel ricostruire la storia della fuga nel videogioco, non va cercato un unico evento, che potrebbe anche esserci, ma una concomitanza di eventi. Immaginiamo il contesto in cui emerge un disagio, come un puzzle in cui ogni tessera ha il suo valore e concorre alla costruzione dell’immagine, nel nostro caso del disagio.

Alberto ha avuto problemi all’ingresso al liceo, è stato difficile per lui legare con i nuovi compagni perché tutti molto impegnati, chi con il calcio, chi con altri sport, non ha trovato lo spazio e la considerazione che si sarebbe aspettato. Alla scuola media invece era molto considerato.

Giocare in rete, sentire di appartenere alla comunità virtuale del gioco e lì interagire e costruirsi un ruolo, rappresenta un divertimento, ma anche un tentativo di soluzione alle frustrazioni nel mondo reale.

Molti genitori ritengono che la cosa migliore quando i ragazzi sono troppo presi dal gioco sia toglierglielo. Ma se si interviene senza aver capito qual è la funzione del videogioco, si rischia di stimolare reazioni difficili da gestire e di lasciare il ragazzo senza strumenti per fronteggiare/compensare il disagio che ne è all’origine.

E’ quello che è successo a Riccardo – le brusche cadute dell’umore – quando gli è stata tolta la consolle. Lui è bravo nel gioco, ha acquisito prestigio nella comunità virtuale. Mentre in quella reale ha qualche difficoltà: non esce con i compagni di classe, ha lasciato il basket perché non si trovava più bene nel gruppo. Secondo la madre, se con il videogioco sta compensando qualcosa, questo è il sentimento di inadeguatezza per il suo aspetto fisico, non è molto alto e ha le imperfezioni tipiche del momento di crescita.

Riccardo non va di solito a casa degli altri anche se è invitato. In realtà non ha molta libertà dalla famiglia, non gli è consentito uscire la sera, mentre i suoi compagni hanno molta libertà. Loro si incontrano, vanno in giro, così Riccardo rimane indietro nelle relazioni. I genitori hanno paura a lasciarlo più libero. Nel gioco invece può muoversi come vuole. Quando sua madre glielo ha sequestrato per l’ennesima volta, contrariamente alle volte precedenti, ha avuto una reazione violenta, ha sentito minacciata la sua libertà virtuale.

Pietro invece si ritrova in un indirizzo di studio che non gli appartiene, lui avrebbe scelto le scienze umane, ma non era approvato dalla famiglia. Suo padre e sua madre sono separati in casa e la madre soffre di un non ben identificato disturbo psichico. Pietro ha anche una serie di problemi legati alla crescita, ha l’acne, l’apparecchio per i denti. il suo senso di proponibilità sociale è piuttosto basso. Rifugiarsi nel videogioco rappresenta un’evasione dal disagio della sua realtà familiare, scolastica, e dai sentimenti di inadeguatezza .

Mentre gioca invece si sente un grande, ma più si sente grande in rete, più aumenta il sentimento di inadeguatezza fuori. Ad un certo punto ha esagerato, per aumentare il punteggio e rafforzare la sua autostima virtuale ha cercato delle scorciatoie ed è stato squalificato, dovrà stare fermo per un po’.

L’eccessivo utilizzo dei videogiochi da parte dei ragazzi, sembra un tentativo di soluzione delle crisi personali. Alla base delle evasioni virtuali di Alberto, Riccardo e Pietro ci sono le rispettive frustrazioni reali e i sentimenti che riescono a provare nel gioco li sostengono nella vita reale.

Bisogna riconoscere che i nuovi videogiochi sono irresistibili anche per chi non vive grandi frustrazioni. Studiati e costruiti con grande cura, hanno molti strumenti per coinvolgere un giocatore e stimolare quello che viene chiamato l’effetto flow, cioè l’assorbimento totale nel gioco.

I videogiochi coinvolgono in comportamenti che fanno già parte delle nostre abitudini. Nella vita quotidiana è pratica comune, a prescindere dal sesso e dall’età, immaginare di essere qualcun altro: i bambini nei loro giochi, gli attori su un palco o davanti all’obiettivo di una telecamera. Chi ha un po’ di immaginazione mette in pratica quello che rappresenta un gioco identitario.

Le realtà̀ virtuali e in particolare i videogiochi hanno aperto una nuova affascinante frontiera per la conoscenza, la sperimentazione e il gioco di se stessi: tale opportunità̀ offerta dalla tecnologia videoludica segue di pari passo l’evoluzione strettamente tecnica e grafica dei prodotti e dei dispositivi, nel senso che i videogiochi, dai primi prodotti costituiti da simboli e luci, hanno presto cominciato ad acquisire importanti connotazioni narrative. Si sono trasformati in storie, fatte di personaggi, ambienti, incontri, emozioni e colpi di scena. Questo li rende indubbiamente molto attraenti.

leggi tutto il post su Ordine Psicologi Lazio